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FIORI DI KABUL

Un giorno, a casa di Maryam, si ferma una straniera. Chiede ospitalità per una notte, sta attraversando l’Afghanistan in bicicletta. Per Maryam quell’incontro segnerà una svolta: alle donne, in Afghanistan, è vietato andare in bicicletta; è vietato protestare, fare sport in pubblico, andare in giro senza un uomo. Ma Maryam sa che le cose si possono cambiare. E quando sarà abbastanza grande per prendere le sue decisioni, sceglierà una bicicletta come strumento di emancipazione. Il suo non sarà un semplice viaggio, sarà un esempio, per uomini e donne, una piccola rivoluzione silenziosa attraverso uno dei Paesi con la più alta discriminazione di genere del mondo.

Se quello della protagnoista di Fiori di Kabul, Maryam, è un nome di invenzione, è invece una realtà viva e battagliera ad avere ispirato il suo personaggio: quella della prima squadra femminile afghana di ciclismo, un gruppo di ragazze che quattro volte a settimana mettono il casco sopra il velo e si allenano per sei ore. Ma non sono i risultati sportivi in sé ad aver procurato loro una candidatura al Nobel per la pace, nel 2016. I chilometri macinati sulle bici sono il loro modo di abbattere i pregiudizi. Perché le vere difficoltà da sfidare ogni giorno non sono le buche e le salite, ma il disprezzo e le minacce di chi in Afghanistan considera scandaloso che una donna stia in sella a una bici. Anche la straniera misteriosa del libro in realtà ha un nome e un cognome. Si chiama Shannon Galpin ed è un’attivista americana che si batte da anni per i diritti delle donne in Afghanistan, anche tramite lo sport.

All’inizio del 2020, aveva destato grande orgoglio nazionale la notizia che la Federazione Ciclistica Italiana avrebbe accolto queste ragazze formidabili per alcuni mesi di allenamento, dopo che le bici della squadra erano state preda di atti di vandalismo. Purtroppo il Covid non ha permesso il loro arrivo sullo Stivale. Non ancora.

Sorrisi, lei mi prese da dietro, mi sollevò, mi sedette sul sellino. Provai una sensazione strana, mai provata prima. Quella non era la bici coi lustrini che mi aveva regalato mamma al compleanno. Quella era una cosa diversa, molto diversa, qualcosa di enorme, irraggiungibile, che scendeva le colline (io l’avevo vista), le strade, le montagne, era tipo un razzo, o un’astronave, era qualcosa che per me, in quel momento, veniva dal futuro. Mi sporsi in avanti, strinsi il manubrio, guardai i pedali, forse ci arrivavo, mi allungai, riuscii a toccarli. E la bici si mosse. Girai in tondo, mentre la straniera mi spingeva e diceva, a ogni giro: ? Ancora? E io dicevo sì, e lei ricominciava, mentre io seguivo il ritmo dei pedali, e chi se ne importava se i sandali erano scivolati via già al primo giro, ché per guidare un’astronave i sandali non servono.

Gabriele Clima

FIORI DI KABUL

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Autore: CLIMA GABRIELE
Editore: EINAUDI RAGAZZI
Collana: CARTA BIANCA
ISBN: 9788866566526
Pubblicazione: 16/02/2021

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